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22 febbraio 2017

L’Espresso torna alla sua testata storica, quella inventata da Arrigo Benedetti ed Eugenio Scalfari nel 1955
Dal 26 febbraio Non un’operazione nostalgia, spiega il direttore del settimanale Tommaso Cerno, ma «un nuovo inizio, perché la nostra storia è il nostro futuro». Come 62 anni fa L’Espresso faceva sentire la sua voce dissonante nel silenzio del conformismo, così oggi ha la missione di "squarciare il rumore”,  quel rumore di fondo assordante che è buono per indignarsi ma non per capire meglio la realtà. Il ritorno alla testata storica è quindi un modo con cui L’Espresso guarda al domani scommettendo sulla forza unica della propria anima, eccentrica e libertina, cattiva e disincantata, sempre in lotta con i pregiudizi e con la retorica. Un'anima fatta di grandi inchieste, battaglie civili, confronti di idee e approfondimenti attenti a ogni aspetto del reale. Anche a quelli più contraddittori e meno intuitivi. Il cambio della testata si accompagna a una profonda e sorprendente riforma grafica che - anche qui - s’ispira alla tradizione della testata reinterpretandola in chiave contemporanea: non soltanto eleganza formale e chiarezza espositiva, ma anche coinvolgimento del lettore in una sorta di “libro settimanale”. Qualcosa quindi che va oltre il semplice newsmagazine per diventare uno strumento più completo di comprensione del mondo. All’interno del giornale, servizi più ampi, sezioni tematiche sviluppate in ogni possibile risvolto delle questioni che vengono affrontate, analisi di grandi firme italiane e internazionali. L’Espresso fa quindi una scommessa sulla lettura, sul bisogno di lettura “lineare” e profonda, che sta crescendo come effetto del sovraccarico informativo della Rete. E che solo un giornale nel contempo antico e nuovo può garantire, ricominciando dalla sua tradizione.